chiesa di Sant'Eufemia

chiesa di Sant'Eufemia

nell'omonima via del centro storico cittadino

Come ricorda una lapide murata presso la sagrestia, il13 aprile 1091 vennero scoperte presso una piccola chiesa poco distante le spoglie di S. Eufemia. Il ritrovamento costituì il movente per la fondazione del nuovo tempio, consacrato nel 1108 dal vescovo Aldo Gabrieli da Gubbio che lo elesse a luogo della propria sepoltura.
Al primitivo schema basilicale con portico antistante limitato alla parte inferiore della facciata, si aggiunse nel XIII secolo il pronao elevato alla altezza dell'intero fronte. Il complesso, destinato in origine ai Canonici Regolari, passò nel 1491 ai Padri Agostiniani e da questi ai Canonici Regolari di S. Salvatore che lo mantennero sino alla soppressione napoleonica (1805). Nel 1898 l'architetto C. Guidotti diede il via ad una serie di operazioni tese ad eliminare tutte le parti aggiunte nel corso dei secoli e non pertinenti alle ipotizzate originarie strutture romaniche. Vennero così demolite tutte le cappelle laterali, ad eccezione di due, erette tra Cinque e Seicento e soprattutto ridisegnata parzialmente la facciata, che era stata manomessa nel 1757.
Ne è risultato un fronte a capanna con grande rosone centrale, dove sono abbinati in maniera un pò eclettica agli originari pilastri romanici, adorni di meravigliosi capitelli figurati posti ai fianchi dei tre fornici di apertura, i rifacimenti in stile goticheggiante dei pinnacoli e motivi ad archetti ciechi intrecciati. Anche la torre campanaria, abbattuta nel 1836 a causa di dissesti statici, venne ricostruita con sagome neogotiche. L 'interno basilicale è a tre navate, divise da pilastri cruciformi con tre absidi e altari lungo le navatelle. Degna di nota è la seconda cappella a destra, dedicata a S. Agostino, edificata intorno al 1595 e decorata con pregevoli stucchi di origine manierista. Proseguendo, nella IV cappella si segnala l'unico dipinto su tavola che si conosca del milanese Cesare Cesariano (1483-1543), pittore, architetto, trattatista, noto principalmente per la sua edizione (1521) dell'opera di Vitruvio e sicuramente in Piacenza intorno al 1512, poco dopo essere intervenuto (1508) nella sacrestia del complesso benedettino di S. Giovanni Evangelista di Parma. La tavola raffigura la Vergine seduta su un alto podio attorniata dai santi Sostene, Vittore, Eufemia e Agnese, posti al di qua di una struttura porticata collocata prospetticamente.
In fondo alla navata destra, sulla parete rimangono lacerti di affreschi del XV secolo non privi di interesse.
Gli interventi seguiti al ripristino del Guidotti sono invece leggibili nelle pitture murali dell'abside mediana, eseguite dai piacentini Pacifico e Nazareno Sidoli, nelle vetrate realizzate dal romano Eugenio Cisterna e nei ferri battuti lavorati da Giovanni Raietta.
Sul lato destro della chiesa è collocata la canonica i cui ambienti cinquecenteschi sono stati restituiti da recenti interventi di restauro.

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