arazzi, tappeti, ceramiche, pelli, tessuti, mobilio
L'artigianato sardo ha una storia antichissima ed è legato strettamente ai bisogni materiali quotidiani ed alle risorse del territorio (ferula, asfodelo, argilla, legno, lana) che, uniti all'essenzialità della gente sarda, hanno originato una manifattura sobria ed armoniosa. Fino al secolo scorso gli stovigliai, congiolargius, lavoravano la creta con metodi primordiali riproducendo forme greche e romane. Dalle botteghe degli intagliatori uscivano cassapanche, cascias mannas, in legno di castagno o in noce destinate alla custodia del corredo nuziale. Su di esse l'artigiano disegnava forme geometriche, uccelli, fiori stilizzati, ed accanto ai simboli delle tradizione cristiana (colombe, spighe, grappoli d'uva), si inserivano quelli di tradizione bizantina come il pavone ed i simboli magici: il sole, la luna, la clessidra. Nei copricassa, tessuti a mano con telai primitivi, orizzontali o verticali, e colorati con le erbe, lo stesso armonico insieme di disegni. Con fibre di asfodelo o giunco si intrecciavano cesti per il grano e per il pane. Dalle botteghe delle zone interne uscivano finimenti per cavalli, selle, coltelli con i manici fatti di corno di montone intagliati dal pastore nelle lunghe giornate trascorse in campagna. Ancora oggi l'artigianato nell'Oristanese produce secondo metodi antichi, ma il tempo ha cambiato la destinazione della maggior parte di questi oggetti lasciandone comunque intatto il fascino: le coperte e i copricassa si sono trasformati in tappeti, i cestini in portariviste, le anfore in oggetti decorativi. I produttori di manufatti si sono adeguati alla domanda, moltiplicando gli oggetti ed arricchendoli di elementi nuovi e mettendoli in mostra in svariate fiere, come quelle del tappeto di Mogoro e di Samugheo, o della pelle a Ghilarza, dove si possono ammirare ed acquistare arazzi, tappeti, ceramiche, pelli, tessuti, mobilio.
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